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Scritto da Buscialacroce
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Mercoledì 06 Maggio 2009 11:33 |
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“Pe fermamme, ju tarramutu, me tà ccjie. Kjù fa ju strunzu, kjù ‘ndsosto. Se solo sapesse come se smorza ji farria vedè. Tengo solo trovà addò cazzo hanno missu ju bottò. Se me la spalla la casa, la refaccio. Pure senza sordi, co lle sputazze, ma la refaccio. Anzi me ne faccio una bassa e co le tavole cuscì vojo vedè proprio come se mette. Tengo solo la paura che me frega. Perché non è che se la pija solo co mmi. Se la pija co tutti quji che trova. Piccoli e rossi. Pure co ji vecchi che ggià non ne poteano kjù. Quji ggià steano stracchi. E non va bbona. No je ne te kjù de tribbolà. Ha cciso na frega de quatrani che non c’entreano na mazza. Che manco erano aquilani, ma ja ccisi uguale. A che servea tutta ssa carneficina lo sa solo jissu. Po te ta vedè tutta ssa ggente che te guarda e pare che te jice: ”ma coma cazzo le sete fatte sse case? Nojiatri le tenemo antisimiche”. Pure pe tilivisiò te llo icono. Antisimiche ju cazzu che vve frega! So kjù de trecento anni che non se sentea manco na scettacata e mo me vengono a ddi che lo sapeano tutti. Ma che sapeate? Chi ve ll’era ittu? Che teneamo fa? Ji bunker? Po me vengono a raccontà che: ”Era una scossa di media intensità, 6,3 della scala Richter. Non sarebbero dovute cadere tutte quelle abitazioni! E’ indice di poca attenzione alle regole”. Ma dico ji: “Ma addò ju teneate ssu’ misuratore de tarramuti, appiccato co ji prusciutti! Ma se ss’è aperta la terra che appocatro se ‘gnotte tutto”. Pe piacere! Onna l’ha spianata sana sana e Monticchiu, che sta cinquecento metri e che tè le case pure più vecchie sta loco che manco se ne so accorti! A mi me ss’è aperto ju cascittu deju bagnu addò tengo ji ferri pe tajamme l’ogna e j sso retroati dentro aju lavandino. E ju cascittu era quiju bassu. Me ll’ha revodecata tutta la casa. A cognatemo, che sta a San Demetrio, no ji se so cascate manco le fotografie sopra aju commò e a Villa Sant’Angelo che sta loco attraverso ha fatto ne frega de morti. E’ come tutte le cose: a chi tanto e a chi gnente. Però è chiara na cosa sola: che non ci capite una beata mazza. Ssi strumenti che tenete addopreteje pe facci quacche atra cosa. Atru che “sabbia nelle costruzioni”. Ha fatto na sorte de botta che appocatro se cascano le stelle no de “media intensità”. L’intensità, a certe parti, ci stea tutta quanta. Ma se sse so cascati pure gji alberi. Stu ggiru è toccato a nojatri ma non è che potete sta tanto pricisi manco vojatri. Allora mò se semo mbarati. Semo diventati tutti “esperti in terremotologia applicata”. Applicata perché so’ tre mesi che ropp’ju cazzu tutti i jorni e semo fatta pure la classificaziò deju tipu delle scosse. Atru che Mercalli e Richter! Mo ve la jico: ju tarramutu se reconosce pe quantu trojajo fa: 1. Essiju; 2. bottarella; 3. bella botta; 4. sileppa; 5. slenghera; 6. saraga; 7. petenga; 8. ’ngulallazia. E quando le sete passate tutte come nojatri ve potete presentà a fa ji esperti... media intensità! Ma jeteaffangulo”. Fulvio Giuliani www.terranera.net
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Scritto da Buscialacroce
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Lunedì 04 Maggio 2009 16:10 |
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Il tempo si dilata e si restringe, la percezione del tempo varia a seconda delle situazioni.. Nelle situazioni belle, un bacio, un abbraccio il tempo è bastardo e corre via veloce anche se vorresti inchiodare le lancette per fermarlo. Nelle situazioni brutte il tempo rallenta, quasi si ferma e non vuole proprio riprendere la sua corsa. Venticinque secondi vi sembrano pochi? Contate... Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci, undici, dodici, tredici, quattordici, quindici, sedici, diciassette, diciotto, diciannove, venti, ventuno, ventidue, ventitré, ventiquattro, venticinque, allora vi sembrano ancora pochi? Quel maledetto 6 aprile alle 3 e 32 ho capito che venticinque secondi possono essere un inferno, non finire mai, sembrare ore, quasi eterni. In pochi secondi tanti pensieri girano vorticosamente nella tua testa, il cervello va in una specie di coma vigile, le immagini che vedi sembrano irreali anche se sono tremendamente reali e non hai il tempo per aver paura. Io ero arrabbiato e tra le altre cose pensavo: "Che cazzo di male ho fatto per meritarmi anche questo?". Una domanda stupida priva di risposte logiche, la natura o se preferite il Dio al quale vi rivolgete segue regole proprie che l'uomo ignora e non riesce a capire. Venticinque secondi ti possono cambiare la vita, rovinarti la vita, farti cambiare il modo di vedere il mondo, farti capire quali sono le cose che valgono e quali no. Le case, le cose, gli oggetti, come tutte le cose materiali, non hanno tanta importanza se paragonate alla vita, all'amore, all'amicizia. A me quei venticinque secondi hanno portato via i sentimenti e non so più cosa voglio, amare qualcuna forse potrei, ma poi se conto fino a venticinque non è che me la portano via? Tu che sai che io so che tu sai non prendertela per quello che scrivo e so che leggerai, il blog è la mia anima nera è come un'amica sincera che ascolta in silenzio e poi non ti giudica. Quei Venticinque stramaledettissimi secondi di pura follia....
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Scritto da Buscialacroce
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Domenica 26 Aprile 2009 17:55 |
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Scritto da Buscialacroce
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Domenica 26 Aprile 2009 01:23 |
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Torno di nuovo con il mio sarcasmo, anche se su questo ci sarebbe poco da ridere. Il 26 aprile 1986 alle ore 1.23 e 47 secondi grazie all'immensa stupidità umana (come diceva Einstein: "solo due cose sono infinite, l'universo e la stupidità umana ma non sono sicuro della prima") e uno sciocco esperimento, il reattore numero 4 della centrale nucleare di Cernobyl andava a peripatetiche facendo tante belle lastre a mezzo mondo (lastre di marmo per i più fortunati). La centrale nucleare di Cernobyl dovrebbe essere eretta a monumento mondiale dell'idiozia umana. Per uno stupido esperimento si alzò la temperatura del reattore a dei livelli incredibili, si deformarono i canali dove sarebbero dovute scendere le barre di grafite, che si usavano per "spegnere" il reattore ed il contatto fra vapore, grafite incandescente, idrogeno e aria generò un'esplosione che fece saltare il coperchio di calcestruzzo e acciaio di 1000 tonnellate.
 Il nocciolo del reattore rimase di fatto scoperto e, come se non bastasse, scoppiò un violento incendio che diffuse nell'atmosfera materiale radioattivo. La cittadina di Cernobyl fu fatta evacuare dopo 36 ore esponendo la popolazione ad una dose massiccia di radiazioni L'Unione sovietica tentò d'insabbiare, come sicuramente aveva già fatto altre volte, l'incidente ma le radiazioni non si fermano certo a confine e in Svezia si accorsero dell'aumento di radiazioni. Quella catastrofe fece solo 4000 vittime, ma si sono dimenticati di aggiungere milioni e milioni di persone uccise dai tumori in Ucraina, Bielorussia e nel mondo. Gli egizi ci hanno lasciato le mummie nei sarcofagi e noi ai futuri archeologi lasceremo un sarcofago pieno di radiazioni.Ci vorranno anni, secoli, millenni prima che la natura aggiusti quest'ennesimo casino creato da noi stupidi esseri umani, noi crediamo di poter giocare a nostro piacimento con cose più grandi di noi, pensiamo di fregare la natura, ma la natura alla fine ti presenta il conto e noi Aquilani abbiamo ancora nelle orecchie il ruggito della natura che si ribella e ti fà capire chi cazzo comanda! Gli esempi sono tanti, la natura sarà matrigna, ma l'uomo troppo spesso è coglione.. La diga nel Vajont è un fulgido esempio: senza dar retta ad un geologo, tra l'altro preso anche per pazzo, decisero di costruire una bella diga in una zona dal terreno franoso, poi la zona del Friuli si è dimostrata essere anche altamente sismica, di fatti un giorno dal monte Toc si staccano 260 milioni di metri cubi di roccia che cadendo nel lago crearono un muro di acqua che disintegrò tutto quello che incontrava sul suo cammino uccidendo 1909 persone. Voi mi direte che è sfiga, ma se avessero dato retta al geologo ci sarebbero stati 1909 morti di meno. Di esempi ce ne sono tantissimi, dall'uragano a New Orleans allo tsunami nel pacifico fino ad arrivare a L'Aquila dove costruttori e politici sono colpevoli di una catastrofe annunciata perché bastava leggere la storia, era stata distrutta più volte, l'ultima nel 1703, sarebbe bastato costruire case basse rispettando rigidissime norme antisismiche e non staremmo qui a parlare di quasi 300 morti. Adesso anche noi Aquilani come chi abitava a Cernobyl conosciamo e non scorderemo mai più cos'è la vera paura...
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