Lo sport dovrebbe essere una filosofia di vita, un modo per confrontarsi con gli altri, un incontro ed uno scambio di culture differenti. Per gli sportivi è il mezzo per migliorare continuamente se stessi ma anche per scoprire i propri limiti.
Bisogna avere sempre voglia di vincere accettando serenamente le sconfitte. Cercare di usare tutti i mezzi possibili per superare gli avversari sempre restando nei limiti della civiltà e dei regolamenti sportivi. Nella mia vita lo sport ha sempre avuto un ruolo fondamentale anche se in modo passivo a causa della disabilità cronica che mi accompagna fin dalla nascita. Sono un ragazzo affetto da distrofia muscolare di Duchenne che ha sempre visto nei campioni dello sport non solo dei miti per cui tifare ma anche degli uomini e delle donne normali con le loro virtù e le loro debolezze da cui trarre esperienze di vita. Negli ultimi dieci anni ho seguito in particolar modo la parabola sportiva ed umana di Marco Pantani, dal suo esordio nel mondo ciclistico professionistico avvenuto nel 94 fino al l4 febbraio 2004, giorno della sua morte. Marco Pantani è stato un grande campione del ciclismo mondiale, per anni simbolo della lotta, della determinazione nel superare anche le difficoltà più dure che la vita ti pone davanti. Ma per me, Pantani è stata la distrazione quando i pensieri erano troppo difficili da sopportare, il sorriso strappato anche nei momenti di più cupa tristezza, l’invito a non arrendersi mai per nessuna ragione al mondo anche nelle situazioni più difficili sia a livello fisico che psicologico, la speranza che tutte le sofferenze che affronti nel presente ti aiuteranno ad essere più forte e ad avere una vita migliore nel futuro.
Lui è importante per me anche perché mi aiuta sempre a lottare e a non arrendermi mai alle difficoltà. Per molti alla fine si è rivelato un esempio di vita negativo da non seguire assolutamente, ma dentro di me rimane sempre il messaggio positivo che almeno per un certo periodo della sua vita mi ha trasmesso e che gli avvenimenti che sono accaduti in seguito non potranno comunque mai cancellare. Mi ha dato emozioni forti, belle sensazioni , grandi gioie ma anche delusioni. Quando guardavo le sue corse in televisione avevo l’illusione di essere anch’io in bicicletta a lottare e a soffrire ma anche a gioire accanto a lui nei momenti di trionfo. Mi ha dato tutto quello di cui avevo bisogno e non avrei voluto chiedergli niente di più ma mi resterà
sempre il grande rammarico di non aver potuto conoscerlo personalmente.
Nel suo periodo migliore avrei voluto congratularmi con lui per le sue vittorie e descrivergli tutte le emozioni che provavo nel seguire le sue imprese; nei momenti più difficili mi sarebbe piaciuto stringerlo forte e consolarlo assicurandogli che nonostante tutto continuavo a credere in lui e a stare dalla sua parte, avrei cercato di fargli capire che la sua vita sarebbe comunque sempre stata speciale per me anche senza le vittorie e anche senza la bicicletta. In questo momento se potessi parlargli gli esprimerei tutto il mio dispiacere nel non aver potuto aiutarlo e lo ringrazierei per tutto quello che la sua vita ha significato per me. Gli direi che continuerò a vivere e a lottare nel suo ricordo attraverso le sensazioni che mi ha trasmesso e i valori positivi che inconsapevolmente mi ha insegnato.
Oggi mi sento una merda. Altro che discussioni in famiglia, problemi economici, o litigi amorevoli.
Oggi mi sento una merda perchè mi sento normale. Perchè faccio parte dei normali. Solo il fatto che io in questo momento riesco ad usare bene le mani e le dita sulla tastiera, oggi mi fa sentire una merda.
Ci sono parole che riescono a scuoterti l'anima in maniera così violenta. Ci sono parole che riescono a sputtanarti una coscienza. Ci sono parole che riescono a stravolgerti un'esistenza. Ci sono parole che non sono parole, pensieri, frasi. Ci sono parole che sono proiettili.
Buscialacroce non è un sito, non è una persona, un nickname, un blogger. Buscialacroce è un marchio impresso a fuoco nelle meningi di chi guarda e passa, Buscialacroceè un tatuaggio indelebile sulla pelle di una società che, ciononostante, non cambia, già sa di non riuscirci, e soprattutto nemmeno ci prova.
Bisognerebbe rivedere i dizionari capire e stabilire chi capisce e chi stabilisce cos'è una disabilità.
Un disabile, un diversamente abile, un diverso...ma da chi? Buscialacroce parla dei suoi problemi con una tale sfrontatezza, con un realismo così pungente, che nel suo blog "i diversamente abili" non sono quelli emarginati, ma è più semplice che lo diventi chi si permette di emarginarli. Il suo sito è un vero pugno nello stomaco per chi fa finta di ignorare i3.000.000 di invisibiliche vivono già da troppo tempo nella gabbia dell'indifferenza.
Su Google alla voce "Buscialacroce" ci sono solo 2840 risultati. Ce ne sono 69.300.000 alla voce "sex" e circa 170.000.000 alla voce "porno".
2840 sono i risultati. 239.300.000 sono gli altri. I diversi. I diversamente abili.
Mi presento, mi chiamo Matteo, ho 30 anni e sono nato a Rivoli il l4 maggio del l978 sotto il segno del Toro; quella che vi sto per raccontare non è una fiaba e neanche una favola ma è una storia dolorosa e sofferta che nonostante tutto ha anche un risvolto gioioso e divertente, la storia della mia vita.Questa storia inizia come quella di qualsiasi bambino che nasce, cresce e impara poco a poco a conoscere la vita; insomma i primi anni della mia vita sono stati normalissimi, almeno per me che ancora non conoscevo la mia malattia, mentre i miei genitori già sapevano che nel mio corpo c'era qualcosa che non andava anche se ancora non si riusciva a capire cosa fosse. Intanto io cominciavo a frequentare la Scuola Materna dove ho avuto i primi contatti con gli altri bambini, ricordo ancora quando giocavamo a rincorrerci nel cortile durante la ricreazione, io avevo un po' di difficoltà in più a correre rispetto agli altri, comunque mi divertivo ugualmente ed ho passato tre anni spensierati ed allegri.Poi siamo cresciuti e siamo passati alla Scuola Elementare. I miei compagni erano gli stessi bambini della Materna essendo le due Scuole situate a pochi metri di distanza l'una dall'altra. Le mie difficoltà fisiche erano sempre maggiori, ormai non potevo più correre con i miei compagni ed anche il solo camminare mi riusciva a fatica; ormai era chiaro anche a me che non ero come tutti gli altri bambini ma avevo qualcosa di diverso anche se per loro non faceva nessuna differenza e neanche io gli davo molta importanza. Un giorno però salendo le scale sono caduto e ho cominciato a preoccuparmi seriamente; a quel punto non mi era più possibile reggermi in piedi ed è stato inevitabile l'utilizzo di una carrozzina manuale.
L'articolo che seguirà non è opera del mio ingegno, ma è stato scritto, come lo definisco io, da un mio collega di sfiga (stessa malattia, stessa sorte) Mat78.
Ora vi lascio alle sue parole!
Tra i miei compagni di banco preferiti c’era senza dubbio Serena; nel registro di classe, dove in rigoroso ordine alfabetico veniva scritta la lista dei nomi e cognomi degli alunni, al primo posto compariva sempre lei: “Amore Serena”. Anche nella mia lista personale, prima di tutti gli altri compagni c’era lei; il suo cognome è Amore come l’amore con cui si prendeva cura di me quando era mia vicina di banco mentre il suo nome è Serena come la serenità che mi infondeva anche il solo vederla entrare in classe.
Il primo giorno di scuola, anche se ancora non ci conoscevamo, mi ha subito dato il suo numero di telefono dicendomi di non esitare a chiamarla se avessi avuto bisogno di qualcosa; questo gesto, data la mia timidezza, mi ha molto sorpreso ed anche un po’ imbarazzato. All’inizio non avevo una buona impressione nei suoi riguardi, mi sembrava una ragazza troppo superficiale e non era certo uno dei miei compagni preferiti, ma con il tempo ho imparato a conoscerla meglio e ho capito di aver sbagliato di grosso nel giudicarla in quel modo quando ancora sapevo poco sul suo conto. In particolare, l’occasione per conoscerci meglio ci è stata fornita, anche se in modo inconsapevole, dalla professoressa di scienze che, per farci eseguire gli esperimenti di chimica in laboratorio, aveva diviso la classe in gruppi di lavoro composti da tre alunni ciascuno; guarda caso nel mio gruppo, oltre a me, uno degli altri due componenti era proprio Serena. Così durante le ore di laboratorio di chimica, tra un esperimento e l’altro, abbiamo cominciato a parlare tra di noi iniziando a conoscerci in modo più approfondito anzi, a dire il vero era lei che parlava mentre io, data la mia timidezza ed introversione, mi limitavo ad ascoltarla rispondendo solo se mi rivolgeva delle domande dirette. Lei era molto estroversa e solare ma di questo me n’ero già accorto
Conterò poco, è vero: -diceva l'Uno allo Zero-ma tu che vali? Gnente: propio gnente. sia ne l'azzione come ner pensiero rimani un coso vôto e inconcrudente. Io, invece, se me metto a capofila de cinque zeri tale e quale a te, lo sai quanto divento? Centomila. È questione de nummeri. A un dipresso è quello che succede ar dittatore che cresce de potenza e de valore più so' li zeri che je vanno appresso."(Trilussa)
"Gli uomini di Chiesa però, non pensano. A ottant'anni un vescovo continua a dire ciò che gli fu insegnato quando ne aveva diciotto, e naturalmente conserva sempre un aspetto piacente." (Oscar Wilde)