Buscialacroce Cinical Division
Il dottor Rossifumi cura il povero Lorenzo.... PDF Stampa E-mail
Notizie - Personale
Scritto da Buscialacroce   
Domenica 14 Giugno 2009 17:51
 
L'Aquila - La prigionia e l'esilio di Marco Valeri PDF Stampa E-mail
Notizie - Sociale
Scritto da Buscialacroce   
Sabato 06 Giugno 2009 01:42
E’ passato più di un mese da quando L’Aquila è stata devastata dal terremoto. Da più di un mese per noi aquilani sono iniziati la prigionia e l’esilio. La prigionia nei campi e l’esilio negli alberghi e negli alloggi in posti lontani dalla nostra città. Due condizioni diverse che ci dividono spazialmente e creano fra noi inutili tensioni da cui non dobbiamo farci indebolire. Credo che nessuno a dicembre, quando ha iniziato a tremare la terra, immaginasse cosa sarebbe accaduto di lì a pochi mesi; credo che nessuno potesse essere preparato ad un terremoto di una simile portata e credo che “forse” nessuno possa esserlo. Forse! Fatto sta che nessuno di noi era preparato nonostante fosse un evento preannunciato. Preannunciato non da sismologi o geologi o altri, ma dai movimenti della terra. Nessuno di noi dico era preparato: non lo era il governo, non lo erano le istituzioni locali e regionali, non lo erano i cittadini, non lo era Bertolaso con la sua Protezione Civile. Il sisma della notte fra il 5 e il 6 aprile ha distrutto tutto il centro di L’Aquila, Onna, Paganica, Villa S.Angelo, e tanti altri comuni, ha procurato danni di diversa entità nel raggio di trenta chilometri, ha causato trecento morti. Ha distrutto il capoluogo di una regione. All’indomani del sisma i telegiornali hanno iniziato a sminuire la portata dell’evento, abbassando di diversi punti della scala Richter la forza del Terremoto, e falsando per giorni su tutte le reti nazionali, e su tutta la stampa la realtà dei fatti, ristabilita nei giorni seguenti dai rilevamenti fatti sia dai centri nazionali che internazionali. Questo ha fatto sì che gli aquilani oggi si portino dietro un’onta che ci stigmatizza come truffatori pronti a costruire case di cartone, di gesso e sabbia pur di guadagnare sulla vita di studenti o degli altri stessi aquilani.
Oggi chi può guardare l’Aquila e i luoghi distrutti dal sisma, sa che il numero dei morti di questa catastrofe poteva essere molto più alto, e chi è vivo credo che abbia avuto solo molta fortuna e credo che quindi ora abbia delle responsabilità. Ora dividiamo la vita fra quello che c’era prima e quello che ci sarà poi, lottiamo quotidianamente per trovare un senso ed una utilità alle nostre azioni, ma il senso spesso sbiadisce facilmente. La distruzione di un luogo per coloro che sono rimasti in vita prevede una riorganizzazione che mette paura. Una riorganizzazione per la quale c’è bisogno di pazienza, di coraggio, di restare attaccati alla bellezza della vita, di restare uniti persino nella diversità delle sorti e delle prospettive. L’organizzazione della popolazione all’indomani del sisma, in piena emergenza, ha dato la possibilità a diverse migliaia di persone di restare nei campi tenda, e ad altre migliaia di persone di riparare sulla costa, negli alberghi. E sia chiaro che tanto nei campi quanto negli alberghi noi siamo ospiti, anche a casa nostra. Ospiti!
Conosco persone che non sono potute andar via poiché non avevano e non hanno una macchina, con sulle proprie spalle la responsabilità della propria famiglia. Ne conosco altre che anche potendo andar via, sono volute restare lì vicino alle proprie case. Conosco altri che come me sono andati via nonostante la casa fosse rimasta aperta e in mano a possibili atti di sciacallaggio, ma sono andati via per paura di vedere i propri genitori crollare, di non superare uno shock che in quel momento sembrava irreversibile, altri sono andati via perché avevano figli piccoli e volevano proteggerli, altri mogli in cinta … Così è avvenuto per forza di cose lo smembramento di una comunità. Oggi ci sono all’incirca 176 campi che sono 176 piccole L’Aquila, non so quanti alberghi si siano attivati per questa emergenza, ma in ognuno di essi c’è un piccola L’Aquila ignara nonostante tutto delle sorti dell’altra o delle altre parti della sua stessa comunità.
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"Che vita puoi offrirle? Una vita di merda ovvio, sono un distrofico del cazzo!" PDF Stampa E-mail
Notizie - Sociale
Scritto da Buscialacroce   
Martedì 02 Giugno 2009 01:44
Questa potrebbe essere la storia di qualsiasi disabile, è capitata a me come ad altri e in un paese sempre più razzista capiterà ancora.
Per non farmi più parlare mi devono ammazzare, ma non vi disturbate non vale la pena andare in galera per me, io ho il mio killer personale.
Nikita, Leòn, no siete fuori strada, si chiama Distrofia ed è molto più sadica, almeno Leòn mi avrebbe piantato una palla in fronte e sarebbe finita li.
Ma c'è sempre qualcosa di peggio, la cieca stupidità dei padri che magari la domenica vanno a messa e si confessano pure.
Vietano alle figlie innamorate di frequentare chi è affetto da malattie altamente invalidanti, accusando i malcapitati di essere dei furbi, delle persone capaci di circuire chiunque, più o meno le stesse cose che dicevano i nazisti degli ebrei.
Un disabile non ha diritto all'amore perché rovina la vita delle persone, come diceva Freddie Mercury nella canzone Mr. bad guy dell'omonimo album, tra l'altro il mio primo cd: "I'm Mr Bad Guy, they're all afraid of me, i can ruin peoples lives, mr bad guy they're all afraid of me, It's the only way to be, that's my destiny mr bad guy mr bad guy bad guy"
(Sono mr.  ragazzo cattivo, hanno tutti paura di me, posso rovinare la vita delle persone, mr. ragazzo cattivo, hanno tutti paura di me, e' l'unico modo di essere e' il mio destino mr.  ragazzo cattivo  mr. ragazzo cattivo ragazzo cattivo).
 
queen album made in heaven
 
Questo è il destino di tanti disabili, lascio parlare le canzoni di Freddie per noi, lui era omosessuale con l'Aids e noi disabili con la distrofia, ma la discriminazione è sempre la stessa non cambia nulla .
My love is dangerous, stesso album di prima - No go play fire with me fire dance for me you no can take a pisstake don't go criticize me no go analyze me all i'm trying to say my love is dangerous because I'm your enemy, watch your step carefully cause I know I know I know I know I know me dangerous no can give no guarantee I'm your one day ecstasy next day no
(Non giocare col fuoco con me, balla per me sai che puoi rimanere a mani vuote, non criticarmi, non analizzarmi tutto ciò che sto cercando di dire è il mio amore è pericoloso, perché sono tuo nemico sta attento ai tuoi passi perché mi conosco, conosco me stesso pericoloso non do garanzie sono la tua estasi per un giorno, ma il giorno dopo no).
 
freddie mercury seduto

Vietandoci di vedere le vostre figlie credete di fare male a noi, o alle vostre figlie? Noi siamo abituati a vivere nell'ombra a non chiedere mai nulla a voi, se volete picchiateci anche, noi rimaniamo immobili come Gandhi, ma vi ricordo che lui ha battuto gli inglesi!
Il karma dice che se fai del male riceverai inevitabilmente del male e quindi, voi fate del male a vostra figlia e lei inevitabilmente vi odierà.
Quelli troppo cristiani hanno il brutto vizio di sentirsi depositari, peccando di superbia, della verità assoluta, ma la verità non esiste, esistono solo svariate verità.
Io vi dico la mia verità e vi dico che mi sono stufato degli Italiani "brava gente", in realtà siamo rimasti all'Italietta del 1938, è vero le leggi razziali non ci sono più, ma l'italiano medio è razzista e ipocrita e a me certa gente mi fa vomitare.
Io sono e valgo 1, ma se mi metto a capo fila di sei zeri lo sai cosa divento: un milione!
 
Un rugbysta non muore mai, al massimo passa la palla! PDF Stampa E-mail
Notizie - Sociale
Scritto da Buscialacroce   
Sabato 30 Maggio 2009 01:25
 
L'Aquila 6 aprile 2009 - Si sta come,‭ ‬d'autunno,‭ ‬sugli alberi,‭ ‬le foglie PDF Stampa E-mail
Notizie - Personale
Scritto da Buscialacroce   
Giovedì 28 Maggio 2009 16:42
Qui Buscialacroce inviato obbligato a L'Aquila, dove ormai si vive in zona di guerra!‭
‭D‬opo la bomba‭ ‬4°‭ ‬della scala Richter delle‭ ‬15:38‭ ‬e‭ ‬38‭ ‬secondi,‭ ‬seguita alle‭ ‬15:43‭ ‬e‭ ‬26‭ ‬secondi da una bomba da‭ ‬3.5‭ ‬e poi tante bombette che andavano da‭ ‬2‭ ‬a‭ ‬3,5‭ ‬sembra di essere in piena zona di bombardamenti.
Dopo due giorni di tregua ieri‭ ‬5‭ ‬aprile il‭ "‬nemico‭" ‬ha ripreso le attività belliche alle‭ ‬22:48‭ ‬e‭ ‬54‭ ‬secondi con una bomba‭ ‬3.9,‭ ‬ma non soddisfatto il‭ "‬nemico‭" ‬tornava sui suoi passi e oggi‭ ‬6‭ ‬aprile alle‭ ‬00:39‭ ‬e‭ ‬41‭ ‬secondi colpiva con una‭ ‬3.5.
Ora capisco come si sentono nelle zone di guerra,‭ ‬non sai dove e quando colpiranno,‭ ‬ma speri sempre di cavartela.
All'inizio la paura,‭ ‬poi senti la rabbia che ti sale,‭ ‬come una vampata,‭ ‬dallo stomaco ed alla fine pensi anche questa è passata.
Si sta come,‭ ‬d'autunno,‭ ‬sugli alberi,‭ ‬le foglie come direbbe Ungaretti,‭ ‬qui non ci sono soldati nemici,‭ ‬ma c'è solo la continua sfida Natura-uomo.
La bruta forza della Natura che crea o distrugge ogni tanto torna a ricordare all'uomo chi è che comanda veramente‭!
Con la Natura non si vince puoi solo conviverci,‭ ‬sperando che non sia troppo cattiva con te.


Queste parole le avevo appena finite di scrivere quando è arrivata la scossa delle‭ ‬3‭ ‬e‭ ‬32,‭ ‬per tutto il mondo è stata di‭ ‬6,3‭ ‬della scala Richter e per i geni italici era solo di‭ ‬5,8,‭ ‬ma comunque non sono qui per fare polemiche.
Il terremoto prima sussultorio,‭ ‬poi ondulatorio ed infine rotatorio,‭ ‬questo posso giurarvi che è vero perché ho visto il lampadario saltare,‭ ‬dondolare e girare vorticosamente,‭ ‬è stato il mio resoconto finale con la natura o se preferite con Dio.
Durante la scossa ero incazzato nero del tipo fai del tuo peggio io sono qui,‭ ‬non mi muovo,‭ ‬li nessuno avrebbe potuto salvarmi,‭ ‬era la mia sfida personale contro la natura.
Nella sfida non ho vinto,‭ ‬ma la natura questa volta ha voluto risparmiarmi e siamo tornati in perfetta armonia.
Il vecchio Buscialacroce è rimasto sepolto tra le macerie della sua città,‭ ‬L'Aquila,‭ ‬al suo posto c'è un Buscialacroce nuovo,‭ ‬molto più cinico,‭ ‬spietato,‭ ‬sarcastico e senza cuore tranne che per pochissime persone.
Due ragazze in particolare,‭ ‬loro sanno,‭ hanno un particolare ascendente su di me come la Cuddy sul dottor House...
 
Vauro Annozero 21.05.2009 PDF Stampa E-mail
Notizie - Le vignette di Vauro
Scritto da Buscialacroce   
Martedì 26 Maggio 2009 23:52
 
Vauro Annozero 14.05.2009 PDF Stampa E-mail
Notizie - Le vignette di Vauro
Scritto da Buscialacroce   
Sabato 16 Maggio 2009 18:07
 
La stampa nazionale non l'ha pubblicata.. Lettera di Laura sul terremoto! PDF Stampa E-mail
Notizie - Sociale
Scritto da Buscialacroce   
Lunedì 11 Maggio 2009 16:56

Ciao a tutti. Oggi è il 20 aprile 2009. Per molti Abruzzesi lo sguardo è congelato all'alba del 6 aprile 2009. Io, fisso il mio sull'ennesimo sorriso paterno e rassicurante del nostro Presidente del Consiglio, che campeggia sul paginone centrale de Il Centro, quotidiano locale e che ancora una volta (pure quando un minimo di decenza richiederebbe moderazione), fa sfoggio di capacità ed efficienza facendo grandi promesse nella speranza che si dimentichi il prima possibile (si sa gli italiani hanno memoria moooolto corta), che fino al 5 aprile nel meraviglioso piano casa che si intendeva varare a imperitura soluzione della crisi economica, di norme antisismiche nemmeno l'ombra.

Vi scrivo da Colle di Roio (AQ) uno dei paesini colpiti dal sisma del 6 aprile 2009.
Il mio paese.
Trovo molto difficile fare ordine nel turbinio di pensieri che mi gonfiano la testa, ma ci proverò. E scrivo questa nota perchè credo che solo uno strumento quale la rete permetta di conoscere altre verità, senza mediazioni se non quelle dell'autore.
Il nostro campo è abitato da circa trecento persone, distribuite in una quarantina di tende. Tornati da una vacanza mai iniziata, assieme a Pierluigi, abbiamo cercato di dare un contributo alle attività di gestione della tendopoli che, nel frattempo, (era passata già una settimana dall'inaspettato evento), era andata sviluppandosi.
Come sapete non sono un tecnico, nè ho una qualche esperienza di gestione logistica e di personale in situazioni di emergenza e quanto vi racconto può essere viziato da uno stato di fragilità emotiva (immagino mi si potrà perdonare). Il fatto è, che a fronte di uno sforzo impagabile profuso da molte delle persone presenti nel nostro campo, (volontari della protezione civile, della croce verde/rossa, vigili del fuoco, forze di polizia etc...), inarrestabili fino allo sfinimento, ci siamo trovati, o sarebbe meglio dire ci  siamo purtroppo imbattuti, nella struttura ufficiale della Protezione Civile stessa e nel suo sistema organizzativo.
La splendida macchina degli aiuti, per quanto ho visto io, poggia le sue solide e certamente antisismiche basi, sulle spalle e sulle palle dei volontari; il resto da' l'impressione di drammatica improvvisazione. E non perchè non si sappia lavorare o non si abbiano strumenti e mezzi, ma semplicemente ed a mio parere, perchè si è follemente sottovalutato il problema fin dall'inizio.
Se e' vero che il terremoto non è prevedibile è altrettanto vero che tutte le scosse precedenti (circa trecento più o meno violente prima dell'inaspettato evento) dovevano rappresentare un serio monito. Perchè non è servito il fatto che due settimane prima del sisma alcuni palazzi presenti in via XX settembre a L'Aquila, poi miseramente sventrati, erano già stati transennati perchè le  scosse che si erano susseguite fino a quel momento (la più alta di 4° grado,  quindi poca cosa...) avevano fatto cadere parte degli intonaci e dei cornicioni...
Una persona minimamente intelligente, a capo di una struttura così grande quale la protezione civile, avrebbe dovuto schierare i propri uomini alle porte della città, come un esercito, pronto a qualsiasi evenienza.  Ed invece mi trovo a dover raccontare che le prime venti tende del nostro campo se le sono dovute montare i cittadini del paese (ancora stravolti del  sisma), con l'aiuto di una manciata di instancabili volontari, che manca un coordinamento tra i singoli gruppi presenti, che la segreteria del campo (che cerchiamo di far funzionare), è rimasta attiva fino a ieri con un Pc portatile di mia proprietà, acquistato "sia mai dovesse servire", e con quello di un volontario; che siamo stati dotati di stampante e telefono ma per la linea Adsl (in Italia ancora uno strano coso...) stiamo ancora aspettando e quello che siamo riusciti a mettere in piedi è merito dell'intelligenza di qualche giovane del posto e dei suoi strumenti tecnici; che abbiamo dovuto  chiamare chi disinfettasse e portasse via mucchi di vestiti perchè arrivati sporchi e non utilizzabili; che che fino dieci giorni dal sisma avevamo un rubinetto per trecento persone, nessuna doccia, circa 20 bagni chimici e nessun tipo di riscaldamento per le tende.
Vi ricordo che in Abruzzo ed a L'Aquila in particolare la primavera fatica ad arrivare e che anche in queste notti la temperatura continua ad essere prossima prossima allo zero. Non ci si può quindi stupire che molte persone, la maggior parte delle quali anziane (e non tutte con la dentiera...), cocciutamente ed in barba alle direttive che vietano di rientrare nelle case, continuano a fare la spola dalla tenda al bagno di casa.
Potreste obbiettare che tutto sommato e visti i risultati raggiunti nel seguire più di quarantamila sfollati questi problemi sono inevitabili e bisogna solo avere pazienza. Condivido il ragionamento.
Quello che mi lascia stupita, che la gente non sa e che gli organi di informazione si guardano bene dal dire è che tutta la macchina si basa all'atto pratico, sulla volontà ed il cuore di persone che lasciano le loro case e le loro famiglie e che non pagate, cercano di ridare un minimo di dignità e conforto a chi, a partire dalla propria intimità, ha perso tutto o quasi. La protezione civile che molti immaginano (alla Bertolaso per intenderci) non esiste nei campi, almeno non nel nostro. I volontari si alternano, perchè obbligati ad andarsene dopo circa 7 giorni.
Cosa comporta tutto questo?
Che ogni settimana si vedono facce nuove con la necessità di ricominciare a conoscersi ed imparare a coordinarsi, che il capo campo cambia anche lui con gli altri e quindi può avere esperienza o meno, che spesso, ed è il nostro caso, la gestione di alcune attività è affidata ai terremotati perchè non viene inviato personale apposito, con inevitabili problemi, invidie acrimonie e litigate tra...poveri.
Volete un esempio cristallino della disorganizzazione?
La nostra psicologa, giunta al campo per propria cocciuta volontà, è rimasta anche lei solo una settimana. Vi immaginate quale può essere l'aiuto ed il sostegno che una persona addetta può dare e quale fiducia può riscuotere per permettere alle persone di aprirsi, se cambia con cadenza domenicale??? A questo si aggiungano l'inesperienza di molte persone (spesso e per fortuna sconfitta dalla volontà di far bene) e le tristi e umilianti dimostrazioni di miseria umana che ci caratterizzano e che risultano ancora più indecenti ed inaccettabili in casi di emergenza.
Qualcosa di buono però ragazzi l'ho imparata.
Ho imparato che per la richiesta di materiale devo inviare un modulo apposito e che a firmare lo stesso non deve essere il capo campo, la cui responsabilità, fortuna sua, è solo quella di gestire trecento vite, trecento anime, più tutti coloro che ci aiutano dalla sera alla mattina, ma serve il visto del Sindaco, oppure del presidente di circoscrizione oppure di un loro delegato (pubblico ufficiale). Noi dopo aver speso due giorni per individuare chi dovesse firmare questi benedetti moduli, sappiamo che dobbiamo prendere la macchina e quando serve (ovviamente più volte al giorno), raggiungerlo al comune.
Un'ultima noticina.
Due giorni fa la Protezione civile si è riunita con gli esperti, ed ha ritenuto che non vi siano motivi di preoccupazione relativamente alle dighe abruzzesi (la terra trema ogni giorno). Ora ricordandomi che analoga sicurezza era stata espressa all'alba di una scossa di quarto grado e pochi giorni prima che il nostro inaspettato evento facesse trecento morti e azzerasse l'economia e la vita di migliaia di persone...ho provveduto, poco elegantemente, ad eseguire il noto gesto scaramantico...
Però dei regali li ho ricevuti.
Sono le lacrime di molte delle persone che hanno lavorato alla tendopoli, trattenute a stento nel momento dei saluti; sono le parole e gli sguardi dei vecchi del paese, che mescolano dignità e paura, coraggio e rassegnazione, senza mai un lamento.
Un'altra cosa.
Vi prego chiunque di voi possa, prenda il treno l'aereo o la macchina e si faccia un giro per L'Aquila e dintorni. Le tendopoli non sono tutte come quelle a Collemaggio. Scoprirete il livello di falsità che viene profuso a piene mani dagli organi di comunicazione oramai supini e del livello di indecenza del ns presidente del consiglio che prima con lacrime alla cipolla e poi con sorrisi di plastica distribuisce garanzie e futuro a chi, vivendo in tenda e saggiando sulla pelle la situazione sa, che sono tutte palle.
I morti sono serviti subito per mostrarsi umano e vicino alle famiglie, ma ora è meglio dimenticarli in fretta..Via via..nessuna responsabilità, nessun dolo. I pm sono dei malvagi.. ricostruiamo in fretta.. forza la vità e bella,  vedrete, tra un mese sarete tutti a casa... Conoscete i nomi delle famiglie che doveva ospitare nelle sue ville?
Le virtù umane travalicano gli eventi, le sue miserie non hanno confini.

Se volete vi prego fortemente di inviare questa mail a quanti vi sono amici.
La stampa nazionale si è guardata bene dal pubblicarla.

Un saluto a tutti.

Laura

fonte  http://gisa.splinder.com

 
Il terremoto era 6.3-6,7 quando smetterete di prenderci per il culo? PDF Stampa E-mail
Notizie - Politica
Scritto da Buscialacroce   
Lunedì 11 Maggio 2009 16:46

L’AQUILA. La scossa di terremoto che la notte del 6 aprile ha devastato L’Aquila e dintorni è stata di magnitudo 6.3 della scala Ricther. Lo sostiene l’Istituto nazionale di Geofisica e vulcanologia sul suo sito internet  e si accende il dibattito sull’entità dei finanziamenti per la ricostruzione.
Intanto gli ingegneri aquilani respingono l’accusa di aver costruito una “città di cartone”.  Per il capoluogo d’Abruzzo finora si è parlato di magnitudo (Ml) 5.8, che però è relativa alla registrazione di un sismografo standard a corto periodo; la magnitudo momento (Mw) 6.3 registrata dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, invece, viene elaborata attraverso un trattamento più rigoroso che tiene conto di tutte le frequenze registrate dai sismografi della rete sismica nazionale.
È pertanto da ritenersi un dato scientificamente più corretto in quanto proveniente da più valori verificati. Gli stessi sismologi americani e giapponesi hanno rilevato una superiore magnitudo del sisma.  

L’ingegner Maurizio Floris , dichiara che «i dati sull’entità del sisma sono stati cambiati, penso volutamente e con raziocinio, per evitare il risarcimento del 100% che sarebbe stato dovuto in caso di sisma maggiore di 6 gradi Richter. I dati di accelerazione al suolo sono stati impressionanti e completamente al di sopra della nuova normativa antismica del 2003. Le accelerazioni al suolo sono risultate 2, 3 e persino 4 volte superiori a quelle previste da suddetta normativa. É stato un terremoto squassante per la potenza, per l’epicentro posto a 500 metri in linea d’aria dal centro storico, per la profondità risibile di 5 km. Per chi lo ha vissuto è stata la fine del mondo, non un terremoto qualsiasi».  
Floris aggiunge che «i danni maggiori sono stati riscontrati su due classi di edifici: le strutture in muratura che non hanno subìto ristrutturazioni statiche e quindi assolutamente gracili e gli edifici degli anni 60-70 costruiti prima della normativa antisismica. In quel periodo i tondini di acciaio liscio e il calcestruzzo con miscelazione manuale in betoniera sul cantiere erano la norma e quindi oggi non può gridarsi allo scandalo. La denigrazione dei professionisti aquilani e la castrazione dei dati sismici deve interrompersi».
Il presidente della Regione, Gianni Chiodi , ha escluso che una diversa classificazione del terremoto possa determinare finanziamenti maggiori. Si è innescato, però, un meccanismo di dubbi e sospetti che rischia di scatenare un putiferio. Gli aquilani chiedono chiarezza.
 
Domenico Ranieri (Il Centro)

 

 
Lo Sterminio delle Persone con Disabilità nella Germania Nazista (da Mentecritica.net) PDF Stampa E-mail
Notizie - Sociale
Scritto da Buscialacroce   
Domenica 10 Maggio 2009 16:26

Un’ appropriata introduzione per questo mio scritto sarebbe la frase rinvenuta scritta nel campo di stermino nazista di Auschwitz

“…chi non conosce la propria storia è costretto a riviverla”.

Recenti studi - annota Silvia Cutrera - hanno rivelato che in Germania l’Olocausto iniziò proprio con un piano di sterminio dei disabili messo in atto dal governo nazista all’indomani dell’ascesa di Hitler al potere, il 30 gennaio 1933.
Le operazioni di sterminio ebbero iniziò con la legge sulla sterilizzazione, emanata il 14 luglio 1933, sotto la denominazione di Legge per la prevenzione di nuove generazioni affette da malattie ereditarie che divenne la base dottrinale e normativa per indirizzare la legislazione razziale ed eugenetica del regime.

 

Tale norma divenne esecutiva l’anno dopo e l’impatto fu immediato: un gran numero di cittadini e cittadine tedeschi furono sterilizzati, anche contro la loro volontà. Anche se non disponiamo di dati certi, si possono quantificare con una certa precisione circa 375.000 persone, vale a dire il 5% della popolazione tedesca. Ma, purtroppo, il programma nazista non si limitò alla sterilizzazione. Esso venne implementato con l’eliminazione fisica e i primi ad essere eliminati furono i bambini tedeschi con disabilità.

bigt4trieste

Sotto quest’indirizzo politico il 18 agosto 1939 il Ministero degli Interni rendeva esecutivo il denominato Obbligo di dichiarazione di neonati deformi, che disponeva che le ostetriche e i medici denunciassero tutti i neonati e i bambini piccoli nati “con specifiche condizioni mediche” . Questi bambini successivamente venivano avviati ai Reparti per l’assistenza esperta ai bambini presso ospedali e cliniche private. In questi reparti speciali i bambini con disabilità venivano avvelenati.

Nella seconda metà del 1939, Hitler diede inizio alla politica di uccisione dei ragazzi e degli adulti con disabilità e, rispetto all’operazione di eutanasia infantile che rimase relativamente circoscritta, quella degli adulti avrebbe comportato un numero assai più elevato di vittime. L’ ideologia nazista prevedeva l’assassinio dei disabili in quanto esseri umani la cui vita non meritava di essere vissuta.

Anche la cinematografia di regime insisteva sul tema dell’eutanasia. Venne presentato alla Mostra Cinematografica di Venezia un film che narrava la storia di una pianista che nel corso della sua vita, colpita da sclerosi laterale amiotrofica, diventa disabile in tutto il corpo e chiedeva ai suoi familiari di darle la morte.

La legislazione sullo sterminio degli adulti veniva regolamentata in una circolare diramata il 21 settembre del 1939, avente come oggetto l’anagrafe di ospedali di stato e case di cura, allo scopo di avere una situazione per tutto il Reich degli ospedali e delle case private di cura dove erano ricoverati pazienti psichiatrici, epilettici e frenastenici.
Gli acronimi, tanto cari ai regimi totalitari, diedero a queste operazioni pianificate di sterminio la sigla di Operazione T4, o semplicemente T4, abbreviazione di “Tiegarten Strasse n.4”, la via di Berlino dove avevano sede gli uffici del partito e delle SS incaricati.

Silvia Cutrera osserva che “…Sebbene fosse - e sia tuttora - popolare descrivere questi pazienti come individui affetti da disturbi mentali, molti di loro non erano pazienti psichiatrici, poiché il gruppo degli adulti ne comprendeva vari che soffrivano di menomazioni fisiche. Pertanto tra le vittime figuravano, ad esempio, ciechi, sordi, muti, epilettici e frenastenici che difficilmente si sarebbero potuti considerare malati di mente”
Tale criterio non era medico, ma utilitaristico, in funzione della produttività dei pazienti nell’economia pianificata del regime nazista. Le persone con disabilità erano considerate parassiti.
Quindi essi venivano ritenuti tali non solo in base alle loro condizioni di salute, ma anche considerando la capacità lavorativa.

bigpropaganda1936

Per eliminare i disabili adulti fu sperimentato lo “zyclon B” un gas asfissiante in cristalli volatili, una tecnica fino ad allora inesistente. La prima camera a gas fu allestita dalle squadre T4, tra la fine del 1939 l’inizio del 1940, nei locali del carcere di Brandeburgo.
Aggiunge Silvia Cutrera : “I soggetti sperimentali furono alcuni pazienti disabili, dal momento che la loro uccisione doveva servire da termine di paragone per illustrare l’efficienza del gas tossico. Furono quindi istituiti sei centri di uccisione in tutta la Germania e si stima che le vittime siano state 70.000”.

Il 24 agosto 1941 Hitler disponeva ufficialmente la conclusione della prima fase dell’eliminazione degli adulti, ma ciò comunque e di fatto non significava la fine delle uccisioni degli individui considerati “indegni di vivere”. Pare che in questa fase le chiese cattolica e protestante, già a loro volta mal tollerate dal regime neopagano nazista, avessero esternato presso il fuhrer il loro vibrato disappunto.

Tuttavia un’altra tesi più accreditabile è quella per cui Hitler sia stato spinto a dare il cosiddetto “ordine di sospensione” soprattutto dall’ampia risonanza pubblica ottenuta dalle uccisioni, che evidentemente non fu possibile tenere nascoste. L’ordine di “sospensione” valeva comunque solo per i centri di sterminio, il quale proseguì con altri mezzi, attraverso pastiglie, iniezioni o semplicemente lasciando morire di fame le persone disabili . Sono orrori che si commentano da sé e che la scuola dovrebbe sempre tenere vivi nella mente dei giovani e dei giovanissimi, che oggi più che mai sono preda delle ideologie neonaziste, manipolate da pseudo intellettuali falliti e da strapazzo e da adulti violenti e frustrati.

Lo storico Henry Friedlander si esprime in questi termini: «Nel dopoguerra, Auschwitz è diventato il simbolo del genocidio del ventesimo secolo. Ma Auschwitz è stato solo l’ultimo, il più perfetto centro di uccisione nazista. L’intera impresa di uccisione era cominciata nel gennaio del 1940. con l’omicidio degli esseri umani più indifesi, i pazienti disabili ricoverati in istituti»
Fonti

  • H. Friedlander, Le origini del genocidio nazista, Roma, Editori Riuniti, 1997
  • Articolo: “Crimini dimenticati” (a cura di Stefano Borgato su www.superando.it)

(tratto da uno studio di Silvia Cutrera)

immagini tratte da deathcamps.org

 
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