Venti anni fa il 9 novembre 1989, dopo 28 anni, il muro di Berlino crollava riunificando le due Germanie e mettendo la parola fine alla follia della guerra fredda. Il muro secondo me ha svolto uno scopo educativo, Abramo Lincon diceva che l'unico modo per far capire a certa gente cosa significasse essere ridotti in schiavitù era di fargliela provare e come una sorta di legge del taglione il muro ha fatto provare a molti tedeschi, certo in minima parte, alcune cose che i tedeschi avevano fatto vivere durante il nazismo agli ebrei, ai disabili, agli zingari, agli omosessuali ecc ecc Se fate attenzione noterete molte analogie tra il muro di Berlino e un muro di un campo di concentramento: cani, filo spinato, torrette di controllo...
Onore va a tutte le persone uccise, i numeri non definitivi dicono 136 • 8 erano sotto i 16 anni • 38 giovani erano tra i 16 e i 20 anni, tra loro due giovani donne • 66 giovani erano adulti tra i 21 e i 30 anni, tra loro una donna • 10 erano adulti tra i 31 e i 40 anni, tra loro una donna • 13 erano adulti tra i 41 e gli 80 anni, tra loro 4 donne • di 1 giovane uomo non si conosce ancora né identità né età (fonte Goethe Institut www.goethe.de/italia) per aver osato di attraversare quel maledetto muro e a tutte quelle 40.101 persone che, fregandosene delle pallottole, della Stasi e del KGB, ci sono riuscite fottendo di fatti il sistema smettendo così di essere un “another brick in the wall” (un altro mattone nel muro).
Anche se avevo sette anni ricordo come se fosse adesso quella sera e mio padre che guardava il servizio del Tg3: gente che festeggiava, le mitiche trabant di cartone compresso che passavano check point charlie, gente che scalava il muro e stappava bottiglie di champagne o birra inondando tutti, gente divisa che si rivedeva dopo quasi trent'anni e gente che con ogni mezzo tentava di distruggere quel muro tanto odiato per portarsi via un pezzo di storia. Quel muro, ennesimo simbolo dell'idiozia umana, è servito a dimostrare che tutte le barriere o muri fisici o psicologici che limitano la libertà umana verranno sistematicamente infranti. Anche a rischio della vita prima o poi verrano giù, 20, 50, 100 anni non importa, ma verranno giù e ci sarà sempre chi si batterà rischiando la morte affinché ciò accada. Anche in questo millennio si continuano a costruire muri, quello di Gaza ne è un vergognoso esempio, con la piccola differenza che nessuno dice nulla agli israeliani, intesi come governo, perché non frega nulla a nessuno se crepa un palestinese. Quanti muri dovranno ancora cadere giù prima che l'uomo capisca che non ci sono vite di serie A e vite di serie Z?
sono momenti molto difficili nell’aquilano. Mi va di raccontarvi qualcosina. Mi perdonerete per la lunghezza e la confusione ma questo velo che impedisce le comunicazioni al di fuori del cratere va abbattuto. In ogni modo. Oggi vi racconto dello smantellamento delle tendopoli. ci sono molte ma molte altre cose da dire. ma visto che scrivendo mi sono resa conto di aver riempito 2 pagine vi mando la prima parte. ogni commento puo’ fare bene.
Il primo problema è il freddo. Tanto temuto è già arrivato prima che ce ne potessimo rendere conto. Le tendopoli, quelle che abbiamo imparato a riconoscere come quartieri della nuova città si stanno smantellando. Le modalità con cui questo avviene sono incredibili. Le associazioni che si occupano di difesa dei diritti umano troverebbero molto lavoro se si accorgessero di questo lenzuolo di terra così vicino alla capitale eppure così lontano dagli occhi e dall’attenzione del paese.
Storia esemplare e non unica è quanto avvenuto a Piazza d’Armi. La tendopoli più grande che raccoglie aquilani, quella resa un set televisivo nei primi mesi post terremoto con centinaia di telecamere fissate ostinatamente sulla difficile sopravvivenza dei residenti nelle tende, quella, a detta degli operatori, più complessa per la presenza oltre che di tanti migranti, di disabili e tossicodipendenti, quella più militarizzata, dove entrare era un’impresa impossibile, dove ci hanno proibito di entrare anche per una giornata di sport per non parlare delle numerose richieste di tenere assemblee all’interno o anche semplici volantinaggi, tutte sistematiche negate. Era un giovedì mattina quando sono iniziate a circolare voci sull’imminente smantellamento del campo. Sembrava uno dei tanti “dice che” che circolano all’improvviso, generati da chissà chi e chissà perché. Poi iniziarono le conferme. Le prime telefonate sono arrivate dagli psicologi che operavano nel campo che denunciavano la richiesta fatta alle loro cooperative da parte della Protezione Civile Nazionale di accompagnare le squadre che dovevano comunicare ai residenti dello smantellamento e del loro futuro. Gli psicologi (quasi tutti) si rifiutano. Placare la rabbia non può e non deve essere un loro compito. Nel pomeriggio si palesano le squadre. Sono composte da un operatore della Protezione Civile Nazionale, due carabinieri o due della guardia di finanza, in alcuni casi li accompagna uno psicologo. Entrano nelle tende e danno vita ad un breve colloquio con il nucleo famigliare al termine del quale, decidono, chissà in base a quali criteri, la destinazione provvisoria delle persone. Provvisoria perché in attesa dell’assegnazione di case o della ristrutturazione della propria abitazione. Il tutto deve avvenire in 24 ore. A lungo ci siamo interrogati sui motivi di questi tempi. La risposta però l’ho ascoltata proprio da un “volontario” della pcn. “non possiamo dar loro tempo di organizzarsi”. Perché? Per non permettere qualche protesta? Alcune destinazioni sono accolte favorevolmente dai residenti. La più ambita è la caserma della guardia di finanza, ovvero la sede del G8, ovvero la sede della Direzione Comando e Controllo (Dicomac) organo decisionale della gestione del territorio post sisma, ovvero la sede della Protezione Civile a L’Aquila. Sono tutti i migranti di piazza d’armi ad entrare per primi. Eravamo lì ad osservarli mentre velocemente impacchettavano tutto, caricavano automobili e si avviavano verso Coppito. Tutto accadeva in un silenzio irreale. Sembrava di essere tornati indietro di cinque mesi a quel sette aprile, quando nessuno parlava e smarrimento e paura riempivano l’aria al posto dei suoni. Abbiamo provato a fare qualche domanda a cittadini peruviani o filippini impegnati a riempire le macchine. Nessuna risposta, scappavano via, tenendo la testa bassa. La caserma ha molti blocchi di edifici destinati ad abitazioni recentemente ristrutturati per ospitare il G8. Non hanno la cucina e quindi si continuerà a mangiare in mensa ma insomma….è una soluzione più che dignitosa sopratutto se paragonata a cinque mesi di permanenza nelle tende. E ai controlli ci siamo abituati. La gestione delle tendopoli non è stata poi così diversa da quella di una caserma. Poi sono arrivate le requisizioni degli alberghi della città. Con accordi ancora non troppo chiari con la Protezione Civile si sono requisite il 75% delle stanze di tutti gli alberghi agibili della città, pochi, ma comunque sufficienti per il fabbisogno almeno di questa prima tendopoli. Piccolo inciso: ma se era possibile fare così, perché queste soluzioni non sono state adottate prima? Per gli altri le destinazioni sono fuori città, ad Avezzano, Sulmona, Tagliacozzo fra le altre. E qui sono iniziati i problemi e le proteste. Chi quel 6 di aprile ha scelto di restare in tenda ha compiuto una scelta coraggiosa ed incontestabile. Quella di rimanere accanto al destino della loro città. Qualcuno c’è rimasto perchè ci lavora, qualcuno perché c’ha gli animali o un pezzo di terra, qualcuno perché non si è mai allontanato e magari nemmeno se lo immagina com’è che è vivere lontano, qualcuno perché sta terra la ama e se rimane, forse, qualcosa la può anche fare. Andare fuori città ora? Dopo quasi sei mesi in tenda? Piano piano si inizia a capire come hanno effettuato queste scelte e diviene evidente che il criterio è la produttività. Ovvero, chi ha un lavoro rimane, gli altri, gli sfigati, devono andare via, il tutto entro 24 ore. Abbiamo seguito storie strazianti ed assurde, come quella della signora Pasqua, 76 anni, sola, mandata ad Avezzano o quella di Luigi ex tossicodipendente in cura presso il sert mandato a Tagliacozzo, anche lui, solo. Per chi si opponeva alla deportazione la strategia usata non è stata quella della forza, ma una più subdola, più criminale. Improvvisamente chi per cinque mesi è stato il tuo eroe, colui che ti aiutato e fornito tutto quello di cui avevi bisogno ora cambia faccia. Diventa insofferente ed assente. Le prime cose a sparire sono i bagni chimici, poi le tende che parano il sole. E mentre la polvere si alza per l’esercito che smantella le tende accanto a te sparisce la mensa, il container per i giovani, la tenda servizi, la farmacia ecc.. rimani te, ostinatamente, da solo. Nessuno, NESSUNO, è lì anche semplicemente a darti informazione. Aumentano a vista d’occhio le forze dell’ordine per timore di chissà che. Non c’è il comune, non ci sono associazioni di volontario o per i diritti umani, non ci sono giornalisti, non ci sono osservatori. Ai pochi giornalisti che tentano di entrare l’accesso viene negato e quando ci presentiamo in massa con degli avvocati fanno entrare solo uno, con il tesserino, scortato però dai carabinieri, ottimo metodo per tranquillizzare le persone e farle parlare.
Ora le televisioni dicono che le tendopoli e sopratutto quella di Piazza d’Armi non esistono più. Non è vero. A Piazza d’Armi resistono 38 irriducibili. Senza assistenza, senza cucina, con un solo bagno che fa schifo perché non viene pulito, nel bel mezzo di una discarica che è quello che rimane del campo. All’entrata una decina di carabinieri, non si capisce bene a fare che. Dove sono quelle schiere di volontari venuti in Abruzzo per darci una mano in buona fede? Dov’è la città? Dov’è la comunità? Gli abbiamo dimenticati?
Quello che è successo a Piazza d’Armi si sta ripetendo nelle restanti tendopoli nonostante l’incredulità dei residenti convinti che “tanto a loro non tocca” o che “ci hanno detto che questo campo è l’ultimo.
Pina, una nostra amica, una compagna, è residente al campo di Italtel 1. La scorsa settimana le hanno comunicato la sua nuova destinazione: Castellafiume, nella Marsica a 70 km dall’Aquila. Lei lavora all’Aquila, non ha la patente e due genitori anziani a carico. Quando l’ha saputo ha deciso di andare ad occupare la sua casa E (con seri danni strutturali) nel quartiere di Santa Barbara. È entrata, ha chiamato noi, i giornalisti e i vigili del fuoco. La polizia è arrivata in un numero spropositato. Hanno bloccato addirittura la strada per ore – importante arteria di collegamento – di fatto bloccando la città. Erano impreparati ad una reazione di un’aquilana. Evidentemente non se lo aspettavano. Ha esposto uno striscione dal suo balcone: L’Aquila – Castellafiume 70 km di vergogna. Chiedeva un incontro con qualcuno della Protezione Civile Nazionale. Non si è mai presentato nessuno. Pina è uscita di casa dopo 8 ore. Le hanno assicurato la revisione della destinazione, garante un politico locale. Con le buone maniere qualcosa si ottiene. Sara Vegni
Gli Italiani sono convinti, solo perché non vivono a L'Aquila, che la premiata ditta B&B abbia fatto e stia facendo i miracoli, ma non è proprio così.
Le tanto pubblicizzate casette (m.a.p., moduli abitativi provvisori) di Onna costruite a tempo di record secondo B&B come mai nella storia, cosa falsa perché come scrive “La Repubblica” a San Giuliano di Puglia le prime casette vennero consegnate in 82 giorni, in Umbria in 98 giorni, in Irpinia in 105 contro i 116 di Onna.
Le casette di Onna tra l'altro sono state fatte costruire dalla provincia di Trento con i soldi della crocerossa italiana e non dalla premiata ditta B&B (diapositiva qui sotto).
Oltre al progetto c.a.s.e, che non basteranno per tutti e rimarrano fuori 26.000 persone scatenando una guerra tra poveri, la B&B ha tirato fuori il progetto s.o.l.a: le tendopoli verranno chiuse entro fine mese e gli Aquilani verranno “deportati” in mezzo Abruzzo.
Ad esempio la signora Pina Lauria ieri si era barricata nella sua casa inagibile, classificata “E”, perché la protezione civile vorrebbe mandarla a Castellafiume, un paesino sperso per l'Abruzzo a “soli” 66 km da L'Aquila, ma lei siccome lavora a L'Aquila, non ha la patente ed ha i genitori anziani non vuole andarci.
Il signor Bertolaso in una lettera mandata al giornale Left scrive "La classe dirigente di cui sono parte non ha saputo evitare tanti lutti" allora caro Bertolaso ci spiega come mai durante i mesi antecedenti il terremoto del 6 aprile, dopo la commissione sui grandi rischi del 30 marzo ci ha detto di stare tranquilli e tra le altre cose ha accusato Giuliani?
Ci dica cosa ci facevano i mezzi della protezione civile ferme sulle autostrade A24-A25 poche ore prima del sisma? In nome dell'ordine pubblico volevate farci crepare tutti? Ed invece vaffanculo noi Aquilani siamo ancora vivi e siamo anche molto incazzati.
Se aveste detto qual'era la reale situazione la mia amica Benedetta e 306 persone forse sarebbero ancora vive.
Anche se non sono suo parente ho giurato a me stesso che mi sarei vendicato per la morte di Benedetta, non mi frega nulla di quello che penserete di me ma io non ho la pietà cristiana e non perdono, scrivendo e dicendo ha tutti la situazione reale de L'Aquila e dintorni.
Voi mi direte perché lo fai? Lo faccio perché dieci o forse più anni fa ero innamorato di Benedetta, anche se lei non ricambiava, ricordo ancora quando glielo dissi in quella L'Aquila ormai distrutta regalandogli una collanina con un ciondolo a forma di cuore.
Un'ultima cosa signor Bertolaso, come presidente della sede Uildm “Ambrogio Fogar” de L'Aquila attendo risposta alla mia mail, nella quale chiedevo alla protezione civile com'erano stati sistemati i disabili dopo il terremoto e se nel progetto c.a.s.e venisse presa in considerazione l'accessibilità come prevede la normativa italiana per gli edifici pubblici.
Dopo un po' di tempo Buscialacroce torna sui vostri schermi ed essendo bastardo dentro vi regalerà tanta bella paranoia.
Anche quest'estate di merda se ne è quasi andata e grazie al terremoto, come un novello Terzani, mi ritrovo a fare l'eremita sperso tra i monti abruzzesi.
Mi ritrovo sempre più solo, ma questa direte voi non è una novità, è vero da bravo montanaro ci sono abituato e poi ormai mi sono quasi rassegnato al mio destino.
Qualcuna si arrabbierà, ma ha ragione il mio amico Lullo le donne con noi ci scherzano, ci cercano come amici perché non siamo “pericolosi” come tutti gli altri uomini, poi noi sappiamo ascoltare o meglio vogliamo ascoltarvi perché sentendo i vostri problemi cerchiamo di dimenticare i nostri che vi assicuro sono molto più pesanti di una semplice lite tra fidanzati.
Se poi per una botta di culo, miracolo se ci credete, ti capita una ragazza al 75% ti troverai contro tutta la sua famiglia manco fossimo dei pericolosi criminali, perché l'Italiota in realtà è uno stronzo ipocrita, razzista, omofobico che è tollerante solo finché il problema non lo tange.
L'italiota si nasconde dietro il pietismo cristiano, ma se potesse farebbe come facevano i nazisti con il programma Aktion T4 http://it.wikipedia.org/wiki/Aktion_T4 e ci eliminerebbe a tutti perché come diceva quel pezzo di merda di Hitler nel Mein Kampf: “Chi non è sano e degno di corpo e di spirito, non ha diritto di perpetuare le sue sofferenze nel corpo del suo bambino. Qui, lo Stato nazionale deve fornire un enorme lavoro educativo, che un giorno apparirà quale un'opera grandiosa, più grandiosa delle più vittoriose guerre della nostra epoca borghese”.
La realtà è che l'Italiota ha paura di tutto ciò che appare “diverso” ai suoi occhi disabile, gay o straniero per lui non c'è differenza verrai sempre emarginato.
Tra di noi “nati il 4 luglio” c'è chi non ha il coraggio o la forza di parlare, ma io non sono così con il passare degli anni sono diventato una persona senza cuore e dico sempre quello che penso giusto o sbagliato che sia.
Lullo ha ragione è meglio chiudere con l'amore, porta solo guai è meglio rivolgersi ad esperte di settore, sempre se riesci a trovarne una, sapere che gran parte di chi vende sesso per paura o per altri motivi difficilmente verrebbe a letto con te ti fa sentire come la peggiore delle merde.
Non sembra, ma anche noi “nati il 4 luglio” abbiamo una seppur minima dignità e vorremmo essere trattati da uomini quali siamo e non da bambini o angeli senza sesso.
P.n.d.s (piccola nota di sfiga) il pc principale dual core duo da 2.0 ghz, con relativa mail del sito, del Buscia è fuori uso, a breve si spera tornerà attivo ed infine a breve il Buscia farà il salto della quaglia anzi della mela, lasciando microzoz per accattarsi un macbook pro 17 pollici da 3,06 ghz e scusa se è poco
Buscialacroce dal suo eremo, tra lupi, gatti, cani, vecchi, grilli e cicale, resta sempre allerta e sempre più incazzato guarda la situazione de L'Aquila. Il G8 è finito, le scosse di terremoto no, ma non sono qui per parlare di politica, le mie sono solo considerazioni sul terremoto. Il terremoto per alcuni è una grossa tragedia, ma per altri è una miniera d'oro. A L'Aquila l'edilizia era in grande crisi da anni, ma ora grazie al terremoto è tornato il boom e come le cavallette sono arrivati sciami di ditte, ingegneri e operai che troppo spesso tentano di volare e si spatasciano a terra. Solo per gli arredi delle c.a.s.e si spenderanno 19 milioni di euro e le ditte che hanno vinto l'appalto per la fornitura degli arredamenti completi di circa 4.000 appartamenti la Deltongo industrie spa, il mobilificio Florida srl, la Rti - Europeo Spa - Pm International furnisghing srl - Martex Spa e la Estel office spa (fonte il messaggero) è come se avessero fatto una cinquina sulla ruota di Arcore. Io dico sempre quello che penso, senza ipocrisie e vi dico che il terremoto per alcuni è un grosso affare e si sta trasformando in una sorta di abuso edilizio legalizzato. Sono stati espropriati dei terreni a privati quando c'era il terreno demaniale e non ci dite stronzate che lo avete fatto perché li il terreno era geologicamente migliore, non avete fatto la microzonazione sismica e poi il terreno sotto L'Aquila, essendo formato da deposito alluvionale o da riporto (scavando hanno trovato le macerie del terremoto di 306 anni fa) geologicamente parlando per costruirci su fa proprio schifo. Io l'ho chiamato effetto budino: provate a tirare una schicchera ad un budino gelatinoso, vedrete che tremerà per ore, ecco L'Aquila è letteralmente poggiata su un enorme budino di fango e detriti. Se volete sapere la situazione de L'Aquila chiudete quella maledetta scatola chiamata tv e cercate notizie su internet, ad esempio qui www.ilcapoluogo.it
Buscialacroce vi saluta dal suo eremo e torna tra lupi, gatti, cani, vecchi, grilli e cicale.
Ciao Benedetta, sono passati più di due mesi da quel terribile 6 aprile 2009 e le cose non è che vadano bene. La tua Onna è praticamente distrutta come la mia L'Aquila, dove finché potevo uscire da solo ogni tanto t'incontravo e dove ti ho regalato quel ciondolo a forma di cuore, lo sai sono sempre stato scemo e ho sempre fatto cose senza seguire una logica precisa. Le prese per il culo son partite subito magnitudo 5.8, 6.3, chi dice 6.7, 7.2, ma tanto per te cosa cambia o 5,8 o 7,2 il terremoto ti ha fatto secca lo stesso. Sai come lo hanno chiamato? Non ridere eh... Lo hanno chiamato terremoto d'Abruzzo anche se in realtà ha cappottato solo L'Aquila e dintorni. Altra pensata geniale è Fintecna azienda di stato che se vuoi ti paga il mutuo, ma la proprietà passa a loro che furbi eh? Con 150.000€ diventano proprietari di una casa che magari vale 10 volte tanto, ma io piuttosto che regalare quel che resta di casa mia allo stato gli do fuoco con il cherosene. I vigili del fuoco si sono fatti e si fanno il culo per turni massacranti, non hanno i soldi, ma loro lavorano lo stesso, lo farebbero anche gratis però tutto il merito se lo sono presi quelli della protezione civile. Finisce sempre così a chi la pala, a chi ju piccò (il piccone) e a ju cchiù fessa la carriola, ma questa non è una novità. Le tendopoli stanno diventando peggio di un campo di concentramento niente internet per non far trapelare nulla all'esterno, tende bollenti di giorno e gelate di notte, con reti e filo spinato, check point Charly per entrare e uscire, sono vietate le riunioni, sono spiati e controllati come facevano quelli della Stasi, devono pulirsi il cesso e tra un po' scoppieranno sicuramente le rivolte. Quelli della protezione civile usano metodi militari, ma con i civili non va bene, se uno vuole essere trattato da militare si arruola nell'esercito così almeno lo pagano. A L'Aquila quest'anno, per geniale pensata dell'unto dal signore capel di catrame, arriverà il G8. Tu mi dirai cazzo il G8 ma se prima del 6 aprile non sapevano neppure dove fosse L'Aquila? Beh il terremoto per 2-3 settimane ci ha fatto balzare sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo, ma ora che i riflettori sono spenti L'Aquila tornerà nel dimenticatoio e tra 20, 30 anni ritornerà la città di merda che era, ma penso che difficilmente la rivedrò. Forse non rivedrò neanche te, ma a sperare che dopo ci sia un'altra vita, per chi ci crede il paradiso e se esiste tu sicuramente starai li, non costa nulla. Io preferisco pensare che come finisca una vita ne cominci subito un'altra perché sai che palle passare l'eternità sempre nello stesso posto a fare sempre le stesse noiosissime cose.
Conterò poco, è vero: -diceva l'Uno allo Zero-ma tu che vali? Gnente: propio gnente. sia ne l'azzione come ner pensiero rimani un coso vôto e inconcrudente. Io, invece, se me metto a capofila de cinque zeri tale e quale a te, lo sai quanto divento? Centomila. È questione de nummeri. A un dipresso è quello che succede ar dittatore che cresce de potenza e de valore più so' li zeri che je vanno appresso."(Trilussa)
"Gli uomini di Chiesa però, non pensano. A ottant'anni un vescovo continua a dire ciò che gli fu insegnato quando ne aveva diciotto, e naturalmente conserva sempre un aspetto piacente." (Oscar Wilde)